EGAF - Edizioni Giuridico Amministrative e Formazione

Il codice della strada: atto secondo
Interventi

Giornate di Studio

Il codice della strada: atto secondo


Roma 13 novembre 1993

 

INTERVENTI


INTERVENTO DEL DOTT. ROBERTO SAPIA
DIRIGENTE UFFICIO STUDI LEGISLATIVI DEL SERVIZIO STUDI
DELL'AUTOMOBILE CLUB D'ITALIA


L'AUTOMOBILE CLUB D'ITALIA E IL NUOVO CODICE DELLA STRADA

Ringrazio per l'occasione che mi è stata offerta di parlare in questa sede.
Purtroppo chi doveva svolgere la sua relazione sul tema "La patente", non può farlo causa malattia: per parte mia mi limito a un semplice intervento
Sulla rilevanza sociale della normativa, in materia di circolazione, credo siamo tutti perfettamente d'accordo: la viviamo quotidianamente perché larga parte della nostra vita sociale si svolge in mezzo al traffico.
Torno con la memoria a due anni fa, quando si cominciava a parlare del Nuovo Codice della strada: grandissime le aspettative, perché questo Codice della strada, finalmente europeo, avrebbe stabilito delle nuove regole e queste regole avrebbero fatto sì che tutti circolassimo meglio, come se fossero semplicemente le regole a determinare la qualità della circolazione! L'esperienza invece ci fa capire, ci fa rendere conto, che occorrono anche le attrezzature e le strutture.
Queste nuove norme che sono, in via di principio, così razionali, così europee, mi sembra rischino di cadere in un contesto completamente estraneo; come se in una discoteca dove si sta ballando il rap o altri balli moderni piuttosto esagitati, stretti stretti, all'improvviso la musica cambiasse, si cominciasse a suonare un lento, dolcissimo "valzer" dai movimenti molto ordinati e molto razionali. A quel punto qualcosa deve succedere perché dalla pista dovranno uscire quelli che non sanno ballare il valzer e quelli che ostacolano il movimento degli altri.
Parallelamente, il Nuovo Codice della strada favorisce, ma anche presuppone un diverso modo di organizzare la circolazione senza il quale, e lo sanno benissimo le Forze di Polizia qui presenti, occorrerà poi sanzionare la sosta che diventa un gioco fine a sè stesso perché se lo spazio fisico non esiste, occorrerà crearlo.
Qui comincia "il dopo" del Codice della strada.
Devo dire che questo Codice della strada è complicatissimo e io vorrei portare qui la voce dell'utenza; noi siamo tempestati, al nostro centralino telefonico di assistenza, da telefonate di utenti che non ci capiscono niente, chiedono chiarimenti, vogliono insomma capire.
Mi pare che, proprio perché il Codice della strada ha tanta rilevanza sociale, dovesse essere scritto in modo più chiaro e comprensibile e non solo per gli addetti ai lavori; se anche i magistrati del Consiglio di Stato faticano ad orientarsi, pur abituati come sono al sovrapporsi di disposizioni amministrative, si pensi al povero singolo utente: sicuramente si perde!
Ultimo esempio in ordine di tempo è stato quello del triangolo: mi è piaciuta l'osservazione della Dott.sa Olivieri "piccola forzatura", chiamiamola piccola! In ogni caso, sia chiaro che a noi sta bene che la questione si sia conclusa in questo modo.
Devo dire che sul Codice alcune cose che noi dell'Automobile Club d'Italia avevamo patrocinato, non sono state accolte: mi riferisco in particolare alla patente a punti. Prima o poi ci arriveremo! E, se non subito, alla fine saremo costretti dagli eventi.
Una ultima osservazione per quanto riguarda la conservazione delle competenze.
E' bello poter parlare quando per i propri programmi di sviluppo si può liberamente pescare nei fondi ministeriali.
Purtroppo per noi questo non è stato possibile.
I nostri programmi di sviluppo sono stati interamente pagati dagli utenti, cioè dalla gente che si rivolge ai nostri sportelli e che ha pagato le strutture con i propri denari.
Vorrei ricordare che il regolamento di riforma dei servizi delegati all'ACI è stato tenuto in frigorifero per due anni: noi eravamo pronti già due anni fa, anzi siamo pronti da più di trenta anni, perché dal 1960 abbiamo un sistema informatico estremamente valido del quale naturalmente ora occorre rivedere l'impostazione di alcune procedure per adeguarle a queste nuove norme pur nel rispetto del codice civile che impone per i veicoli determinate trascrizioni.

INTERVENTO DELL'ARCHITETTO ORAZIO AITA
DIRIGENTE VIABILITA'
AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI ROMA

L'ART. 14 DEL CODICE DELLA STRADA COME MODIFICATO DAL DECRETO LEG.VO 360/93


In questo momento sto vivendo il profondo disagio determinato dalla modificazione dell'articolo 14 di questo Codice stradale.
L’articolo 14 riguarda le competenze che sono proprie delle varie amministrazioni locali: province e comuni.
Queste competenze, che sono di natura amministrativa, sono già normate dal Codice civile e addiriturra si può risalire all'articolo 42 della Costituzione laddove si parla della proprietà che viene suddivisa in proprietà pubblica e proprietà privata. In base alle norme del codice civile, la proprietà dello Stato e degli enti provinciali o comunali si suddivide in proprietà demaniali e beni patrimoniali.
Per le proprietà demaniali, giusto il secondo comma dell'articolo 823 del codice civile, spetta all'autorità amministrativa la tutela dei beni che fanno parte del demanio; essa ha facoltà sia di procedere in via amministrativa sia di valersi dei mezzi ordinari del codice civile.
Laddove si dice che viene data la possibilità di procedere, in via amministrativa, ciò sta a significare che gli enti proprietari delle strade, io parlo di province e di comuni, possono accertare le violazioni che vengono commesse sul corpo fisico della strada e non in relazione alla circolazione.
Poi sopravviene questo articolo 14 che praticamente dà le competenze agli enti proprietari delle strade di rilasciare le concessioni, di apporre la segnaletica stradale, di togliere la segnaletica stradale non più conforme, ecc.
Poi, nel mese di ottobre, quell'accertamento che era riservato agli enti proprietari delle strade, non si sa bene perchè o per intervento di chi, viene sostituito da: gli enti proprietari delle strade provvedono "alla segnalazione agli organi di polizia".
Gli enti proprietari della strada che cosa debbono fare? debbono segnalare agli organi di polizia e basta?
Segnalare: ma che cosa significa segnalare? Segnalare che cosa?
Se l'Ente proprietario della strada rilascia una concessione ha il diritto di controllare i lavori per i quali sono stati emessi determinati atti; se non si da la possibilità di intervenire come fa a controllare?
Allora io, come funzionario preposto al settore dell'Amministrazione Provinciale di Roma, mi trovo tra l'incudine e il martello: se non ottempero al codice civile, ometto atti d'ufficio; se faccio accertamenti e rilevo la sanzione amministrativa, posso essere colpevolizzato di abuso di potere.
Questo è il problema.
Fra i due mali scelgo il minore: abuserò del mio potere.

REPLICA DEL DOTT. GIORGIO BERRUTI
DIRETTORE GENERALE DELLA DIREZIONE GENERALE DELLA MOTORIZZAZIONE CIVILE DEL MINISTERO DEI TRASPORTI

Ho ascoltato con attenzione i successivi interventi e, in particolare, il breve intervento del rappresentante dell'ACI.
Desidero riportare il discorso su di un piano un poco più generale, sia pure fotografando la situazione sul nuovo codice. Non credo che né io né il rappresentante dell'ACI abbiamo il diritto di minimizzare questo problema della sovrapposizione di competenze al solo ambito del Codice della strada.
E' un problema che investe tutta la pubblica amministrazione, tutto il modus operandis della pubblica amministrazione. E' un problema di fronte al quale l'insofferenza del cittadino di dover ricorrere a diverse amministrazioni, enti, organismi o sportelli, si manifesta sempre più forte; la creazione poi del famoso "sportello unico" non credo sia un rimedio sufficiente perché lo sportello unico ha il difetto di lasciare inalterate le tradizionali competenze storiche che spesso corrispondono anche ad impostazioni di carattere corporativo.
Quindi, visto che non siamo nè io da una parte nè il rappresentante dell'ACI dall'altra a poter decidere in materia e che in questo Paese, tenuto anche conto della situazione in cui si trovano le nostre risorse economico-finanziarie, bisogna arrivare, sull'esempio di tanti altri Paesi, a semplificare, a snellire, a rendere le cose meno costose e più facili.
Sul problema poi di chi debba essere titolare di una determinata funzione o di un determinato compito decide il Parlamento, decide il Governo, ma non ha senso che per il timore di decidere si continui a far sopravvivere delle strutture che spesso finiscono con l'intralciarsi a vicenda.
Un solo esempio che credo non offenda nessuno.
Noi della Motorizzazione, nel nostro lavoro, abbiamo subito per anni il fatto di ricevere, probabilmente senza nessuna colpa dall'altra parte, ma con ritardi anche di due anni, i dati sui trasferimenti di proprietà: al cittadino non interessa niente sapere da che parte arrivano i finanziamenti per i sistemi informatici o la causa dei ritardi, interessa avere rapidamente quanto è in suo diritto ricevere.
Questa è la ricetta: decida il Governo poi, sulla base dei compiti che lo Stato ritiene di poter gestire direttamente o di quelli che deve affidare all'esterno, a chi spetti fare determinate funzioni.
Come funzionario dello Stato osservo semplicemente che è indecente che si sostenga che la Pubblica Amministrazione non sia in grado di assolvere a determinati compiti quando si è fatto "di tutto" per metterla nelle condizioni di non operare e tra questo "di tutto" c'è anche, non mi permetto di dire la dispersione di risorse, ma il fatto che alcune risorse sono state adoperate sul polo A e altre risorse sono state adoperate sul polo B: mi chiedo solo se, con minor dispendio di risorse, non valesse la pena di creare un solo polo, qualunque esso fosse, perchè questo è ciò che chiede il Paese
Se tutto ciò fosse stato realizzato prima e vi fosse stata pulizia, chiarezza, linearità, probabilmente oggi non ci troveremmo a piangere i guai che piangiamo.

REPLICA DEL DOTT. ROBERTO SAPIA
FUNZIONARIO DEL SERVIZIO STUDI DELL'AUTOMOBILE CLUB D'ITALIA

Una piccola precisazione: sul polo A lo Stato non ha speso, ha speso l'utente.